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sabato 22 settembre 2012

Sorridi alla vita


Siamo ormai abituati alla menzogna, a coccolare silenziosamente i nostri problemi come fossero doni di una grazia divina. Possediamo il superfluo e smerciamo a poco prezzo l'indispensabile; a comode piccole rate si può davvero acquistare tutto! Ma si può anche appassire. Sì, perché giorno dopo giorno guardiamo immobili la nostra dignità sfracellarsi al suolo come uno sputo. La tolleranza è diventata da tempo la nostra bandiera.
Con un tablet in mano spulciamo tra l'immondizia annunci di lavori imbarazzanti. Lavoriamo per otto, nove, dieci ore al giorno, e torniamo a casa con il minimo sindacale in tasca. Lavoriamo in nero, incazzati neri perché quel lavoro ci sta sul cazzo. Studiamo per decenni interi e riceviamo in cambio due quadri graziosi per le nostre stanzette da bimbi cresciuti. Sprechiamo il tempo a curare le nostre maschere su un diario virtuale dove si vive di pettegolezzo e sano egocentrismo. Viviamo come spugne sul fondo di un secchio in attesa di una bella strizzata...

lunedì 14 maggio 2012

Le Cento Sicilie di Gesualdo Bufalino

Le pietre che si sciolgono in un arancione tenue, "aranciu cuddari " (arancione tramontare), mutevole di minuto in minuto. L'erba, che durante il giorno si trasforma morendo, rinasce vuota e gialla... più gialla. 
Ogni cosa ai miei sensi m'appartiene. Chiudo gli occhi: Sicilia.

Un piccolo saggio per comprendersi. 
Gesualdo Bufalino, L'isola Plurale, da Cere Perse.

venerdì 27 aprile 2012

Favola di salvezza

Isidoro vuol dire: dono di Iside. Non amava molto il suo nome perché lo riteneva troppo pieno di aspettative... come ogni dono, d'altronde. L'ansia di chi dà, lo stupore di chi riceve, sensazioni che possono cambiare, invertirsi.
Immaginava spesso il momento del presente. Iside intenta a regalare a sua madre un bambino, se stesso. Un dono di un paio di chili, un passaggio univoco... di gesti immediati. Una notte Isidoro, da dono com'era, pensò di restituirsi come le scatole di ricordi tra ex-fidanzati. Essendo Iside la dea della maternità ed essendo la terra concettualizzata come madre, Isidoro pensò di riconsegnarsi al suolo. Corse per una città alla ricerca di un fosso dove sparire ma non lo trovò. Nel suo peregrinare incontrò il mare, un mare prima dell'alba liscio e fulgente,

giovedì 15 marzo 2012

Io da grande voglio fare il politico


Tema: quale mestiere vuoi fare da grande?

Svolgimento:

Da grande io voglio fare il politico perché così sono sempre vestito pulito. Mio padre torna ogni giorno da lavoro tutto sporco ed è sempre stanco, io invece voglio tornare a casa tranquillo e senza i vestiti sporchi così anche mia madre deve lavare di meno. Mio padre la domenica non esce mai e sta tutto il giorno a guardare le partite in televisione. Quelli vestiti bene invece la domenica escono e stanno tutti insieme in piazza, sono sempre felici e fanno tante amicizie perché stringono le mani alle altre persone che passano. Mia madre dice sempre a mio padre di andare a messa ma lui non ci va mai perché si annoia. I politici invece sono delle persone molto religiose e la domenica vanno sempre a messa. Mia madre mi ha insegnato che andare a messa è davvero importante e io quindi voglio essere uno molto religioso ma soprattutto voglio essere guardato dagli altri mentre il prete dice la messa. La scorsa domenica è successa una cosa strana: mio padre si è alzato presto ed è uscito con mia madre. Così io gli ho chiesto dove andava e mio padre mi ha detto che andava a dare il lavoro ai politici. Allora ho pensato che per fare uscire mio padre la domenica il lavoro dei politici deve essere molto importante. Io da grande voglio fare il politico.

mercoledì 14 marzo 2012

a casâ / le cjase / sa domu


Ci sono lingue "balcone", lingue "finestra" e lingue "terrazzo".
Un pomeriggio di marzo ho scoperto che ogni parola aiuta, come il camminare, a creare un paesaggio.


La mia lingua, il siciliano, è una lingua esplosa, di piazza. Chiassosa come una classe di bambini il primo giorno di scuola. Vive l'esterno come una lucertola il sole. È cibo mangiato per strada. È una lingua "buttana". Un terrazzo su un tetto.

domenica 11 marzo 2012

Nuvole


Bagniamo la terra
con la pioggia delle nostre lacrime
sorridiamo
in uno squarcio di sole
lasciamo
solo ombre di ricordi
viviamo
tra la terra e il cielo
tra il buio e la luce
mutiamo
di continuo la nostra forma
sotto il vento impetuoso
dei nostri amori.


giovedì 8 marzo 2012

C'era una volta il west: il caso Spampinato


Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male, qualche assassinio senza pretese lo abbiamo anche noi in paese”. De Andrè aveva ragione: il male è ovunque, bisogna solo saperlo riconoscere tra le facce buone che ci circondano.
Mi permetto di utilizzare, impropriamente, una frase di questa famosissima canzone; e dico impropriamente, solo perché non voglio parlare di delitti amorosi o passionali, ma di delitti e basta. Oggi la cronaca ci assilla continuamente di ammazzatine di ogni genere sparse in tutta Italia. Ci sono quelle che destano clamore tra il pubblico degli appassionati del genere, ed altre che sprofondano, invece, nel dimenticatoio buio delle nostre coscienze.
Il 27 ottobre del 1972 fu assassinato a Ragusa il corrispondente de “L'Ora” di Palermo e de “L'Unità” Giovanni Spampinato. Fu trovato morto nella sua Fiat 500 in via G. Di Vittorio, all'altezza dell'ingresso principale del carcere Giudiziario, aveva ventisei anni.
Spampinato era un bravissimo giornalista d'inchiesta, una

mercoledì 29 febbraio 2012

Il mio inganno? Sono io!

Ora che il vento è
franto
su di me materia
scopro
una perfetta aderenza:
la mia all'aria.
Nuova dignità.
Sarei io.

Coabitano
su una superfice affranta
irradiamenti e

sabato 25 febbraio 2012

Geometria qualificata

Inizialmente c'è un gesto. La bocca inizia a distendersi, non vedi ancora i miei denti. Non so quantificare il tempo sotto il secondo ma li vedrai presto. Aspetta un altro istante e potrai notare che dopo aver agrottato i miei occhi ed averli fatti feritoie, mordo la lingua distendendo la bocca in un sorriso. L'immagine sembra forte. Rifletto... sono arrivato alla conclusione! I miei saluti non sono speciali ma nel loro perenne ripetersi hanno qualcosa di sicuro. Il pensiero sembra evocativo. Ti chiederai (sto presupponendo di averti reso curioso, ti chiedo scusa) in che modo sono arrivato ad una conoscenza talmente approfondita del mio presentarmi. La risposta è semplice: mi saluto quasi ogni giorno. Non necessariamente di fronte ad uno specchio isolo (e mi diverto) le componenti che fanno il mio buongiorno, le quantifico, le imbalsamo e le rendo impagliate come ferme in una foto.